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Aporie dell'amore - Approfondimenti - Seconda parte

Aporie dell'amore - Approfondimenti - Seconda parte Aporie dell'amore - Approfondimenti - Seconda parte
Aporie dell'amore
autori: Marcus Steinweig
formato: Libro
prezzo:
€ 18,00
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(Nella prima parte degli approfondimenti si analizzava la compresenza di Soggetto/Oggetto).

IMMAGINE/REALTÀ. Noi siamo abituati a considerare l’ “immagine” qualcosa di menzognero, come un simulacro del reale, afferma Steinweg. “Cionondimeno non vi sono che immagini; il reale è dato sotto forma di immagini… Le immagini sono concezioni del mondo” (M. Steinweg, Aporie dell’amore, Lanfranchi 2013, pag. 78)

Insomma è inevitabile produrre immagini e naturalmente lo facciamo anche a proposito delle nostre relazioni amorose ed in particolare queste immagini sono fortemente influenzate dal contesto sociale e culturale nel quale viviamo. Tuttavia l’aspetto rivoluzionario dell’amore è che ci porta a mettere in discussione l’immagine che abbiamo di noi stessi, degli altri e anche del contesto in cui viviamo: “Amare è un atto di ri-misurazione del mondo, di sé, della vita” (Ibidem, pag. 97) .

L’amore infatti comporta uno sconvolgimento dell’identità del soggetto amoroso: “Il soggetto amoroso è posto davanti alla necessità di sospendere la propria identità fattuale e le proprie proiezioni per poter aprire lo spazio esperienziale dell’amore reale” ” (Ibidem, pag. 35) .

In altre parole l’amore è esperienza, è esame della realtà: “Il momento rivoluzionario dell’amore implica, più che una fuga dalla realtà, un’intensificazione del rapporto con la realtà stessa” (ibidem pag. 87).

A proposito di questo voglio citare lo splendido racconto di Joseph Conrad: “Il ritorno” scritto nel 1897 e che fa parte della raccolta “Racconti inquieti” (traduzione di Renato Prinzhofer, Mursia, 1990).

Alvan Hervey è il classico uomo della City di Londra che torna a casa, dopo una giornata di lavoro, con un senso di soddisfazione e pienezza. A casa lo attende la moglie che, al pari di se stesso, egli considera “di buona famiglia, beneducata, intelligente”. Come ci racconta Conrad: “Essi si movevano tra uomini e donne perfettamente deliziosi che temevano le emozioni, l’entusiasmo e l’insuccesso, più che l’incendio, la guerra o una mortale malattia; che tolleravano soltanto le idee più comuni formulate nel modo più comune, e che ammettevano solo i fatti convenienti”. Invece, quando giunge a casa, trova una lettera della moglie che lo informa che se ne è andata con un altro uomo, il direttore di una rivista che Alvan finanzia. Il mondo gli crolla addosso, si chiede come sia possibile, dato che vivevano in una condizione privilegiata ed è preoccupato soprattutto dello scandalo, di cosa penserà la gente del loro ambiente. Mentre è in preda all’angoscia, con sua grande sorpresa, la moglie torna a casa. Il marito è evidentemente risollevato, ma al tempo stesso prende a sfogare il terrore di poc'anzi bersagliando la moglie di richieste di spiegazioni e di accuse di irresponsabilità. La moglie estenuata, cerca di fargli capire, a mezze frasi - perché si rende conto che è un ‘impresa improba- che hanno vissuto nella finzione per cinque anni, che egli è incapace di amarla, ma che, a sua volta - se ne è resa conto mediante questa breve fuga e ritorno- anch’essa è incapace di relazioni autentiche (né con il vecchio, né con il nuovo uomo) e dunque, in sostanza,  tanto vale tornare alla vita di prima.

Il marito non comprende minimamente il punto ma, pur nella sofferenza ed il risentimento, è disposto a perdonarla e al momento sembra che l’importante sia ripristinare la sensazione di sicurezza ed evitare lo scandalo. Eppure questa esperienza, per quanto egli ne sia inconsapevole, sta già plasmandolo, ad esempio durante la cena nota come la moglie riprenda a comportarsi -più di quanto egli stesso riesca davvero a fare- come se nulla fosse accaduto. Insomma continua la finzione, che prima era inconsapevole, ma che ora pur essendo svelata, prosegue. Attraverso una lunga serata di doloroso pensare e rimuginare, durante la quale Alvan passa da un senso di fastidio iniziale “Tutta colpa di lei. …Quel suo colpevole lasciarsi andare era contagioso. Lo induceva a pensieri mai avuti prima; pensieri disgregatori, tormentosi, che scavavano fino al fondo stesso della vita”; passando poi attraverso la sensazione che sua moglie avesse compreso l’enigma dell’amore “Gli venne in mente che quella donna aveva in mano un dono indispensabile … e fu pervaso da un’irresistibile fede in un enigma, dalla convinzione che il segreto stesso dell’esistenza era a portata di mano e gli sfuggiva”; fino a ribaltare l’immagine e la concezione del proprio mondo: “… gli spalancò i battenti di un altro mondo e contemplandovi quella certezza immateriale e preziosa egli dimenticò tutti gli insignificanti accidenti dell’esistenza: la felicità dei guadagni, la delizia dei piaceri; tutte le forme multiple ed allettanti della cupidigia…. L’amore! – la chiara fede monda di dubbi nella verità di un’anima- la grande tenerezza, profonda come l’oceano…”; per finire con il capacitarsi che la moglie non possedeva affatto il “dono” dell’amore (del resto, aggiungerei, la donna lo aveva ammesso a mezze frasi e proprio per questo si era rassegnata a continuare la vita di prima “Ho capito me stessa e sono tornata”).

Insomma, con un colpo di scena finale, quella notte stessa, è Alvan che se ne va di casa!

Da un punto di vista psicanalitico è stato osservato che “Il testo propone come situazione insostenibile e, quindi causa della partenza finale del marito, la scoperta che la moglie sa organizzare l’apparenza senza il suo contributo. La scoperta dell’autonomia, anche se impiegata per ottenere il medesimo esito che il marito cerca, rende la relazione impossibile” (Castelletti, Irisp 2011). In altre parole dato che lo pseudo-accordo non è più reciproco, o reciprocamente inconsapevole, cade tutto.

Quel che mi preme sottolineare qui però, è il ribaltamento finale –da parte del marito - della propria concezione del mondo, visione che nel lungo prologo iniziale sembrava davvero radicata e non scalfibile, come si conviene in un contesto rigido come quello della boghesia ottocentesca inglese. E questo grazie a cosa? Grazie ad un’illuminazione sulla possibilità dell’amore autentico, mai contemplata prima e che ora – in un rovesciamento inimmaginabile, magistralmente descritto da Conrad – appare di colpo; questa possibilità, intravista da lontano, nondimeno lo induce a lasciare la casa, a questo punto incurante dello “scandalo”.

Perché se da un lato come afferma Marcus Steinweg, citando Eva Illouz, anche oggigiorno “i discorsi e le pratiche emotive ed economiche si modellano reciprocamente, producendo così un vasto movimento in cui la vita emotiva […] segue la logica dei rapporti economici e di scambio” (E. Illouz, Intimità fredde. Le emozioni nelle società dei consumi, Feltrinelli, 2007, pag. 32) ed “Ignorare il riflesso della sfera pubblica sull’intimità del privato è segno di ingenuità” (M. Steinweg, Aporie dell’amore, pag. 82), dall’altro lato “Per quanto l’amore rimanga un fatto culturale, gli amanti si oppongono agli imperativi della loro epoca” (Ibidem, pag. 80) o, in altre parole “Gli amanti si sostengono attuando contro il mondo una resistenza, attraverso la quale lo ridefiniscono” (Ibidem, pag. 81).

E seguendo un’ affermazione di Badiou, si sottolinea come l’amore contrapponga ai “simboli” della propria epoca, la propria verità fattuale “Quella precisa verità dell’amore non è saputa da coloro che si amano; essa è da loro solo creata” (A. Badiou, L’ être e l’événement, Seuil, 2006)

Questo spiega il passaggio di Alvan da un' iniziale visione del rapporto coniugale rigidamente calcolatrice “Essi si comprendevano con accortezza, tacitamente […];infatti erano entrambi incapaci di considerare un avvenimento, un sentimento, un principio od una credenza altrimenti che sotto il punto di vista della loro reputazione, del loro personale innalzamento, del loro personale utile…” Ad una visione dolorosa, ma salvatrice. “Ella non aveva il dono, forse nessuno lo aveva […] La sua coscienza s’era risvegliata a causa di quel pensiero doloroso […]. Capì subito che nulla di quanto sapeva aveva la minima importanza. Gli atti degli uomini e delle donne, successo, umiliazione, decoro, insuccesso – nulla importava. Era questione di verità o di falsità – una questione di vita o di morte”.


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