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Aporie dell'amore - Approfondimenti - Prima parte

Aporie dell'amore - Approfondimenti - Prima parte Aporie dell'amore - Approfondimenti - Prima parte
Aporie dell'amore
autori: Marcus Steinweig
formato: Libro
prezzo:
€ 18,00
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L’amore è aporetico nel senso che si tratta di una condizione di incertezza e precarietà di fronte alla compresenza di elementi apparentemente opposti o contrastanti come: soggetto / oggetto; chiusura /apertura;  immagine / realtà; mondo conosciuto / sconosciuto; possibile /impossibile.

SOGGETTO /OGGETTO: Che cos’è la psicoanalisi se non la comprensione del fondamentale carattere illusorio delle passioni? Si chiede Mark Steinweg (nella foto), citando Lacan (M. Steinweg, Aporie dell’amore, Lanfranchi 2013, pag. 85).

La verità dell’amore sta infatti nel coraggio di confrontarsi con il “carattere puramente narcisistico della grande maggioranza delle cosiddette passioni” (Ivi, pag. 85).

Rappresentano relazioni narcisistiche:

  • non solo le invenzioni della nostra mente (vedi Les amour imaginaires, film del giovane Xavier Dolan - 2010);
  • o le amplificazioni delle intenzioni dell’altro (come in Madame Bovary di Flaubert - 1856);
  • ma anche le relazioni apparentemente ricambiate con la stessa intensità: si veda a questo proposito la splendida pièce Cocktail Party di Thomas Eliot (1949), nella quale il protagonista -quando viene lasciato dalla moglie- percepisce di colpo come irrilevante quella che era, fino al giorno prima, l’accesa liaison con l’amante, con grave sbigottimento di quest’ultima; in altre parole la relazione con l’amante era qualcosa che aveva senso fino a che il rassicurante rapporto con la moglie non veniva messo in discussione (che a sua volta rappresenta dunque un rapporto di conferma), cioè si trattava di una proiezione narcisistica;
  • e persino le relazioni nelle quali si assume un ruolo “oblativo”, al servizio degli altri, fino quasi al proprio annullamento, in verità sono spesso al servizio dei nostri bisogni psichici profondi. Come esemplificazione di questa condizione si veda il romanzo Il riposo del guerriero di Christiane Rochefort (1958) e, soprattutto, l’analisi effettuata dallo psicanalista José Bleger. La storia è anche assurta a denuncia della condizione femminile in quanto la protagonista, donna borghese, dopo aver salvato casualmente dal suicidio uno scrittore alcolista, si innamora dello stesso e da quel momento la sua vita cambierà radicalmente, cioè si porrà al servizio dell’amato, sopportandone degradazioni e umiliazioni; quando però l’uomo tenterà di sottrarsi alla sfera di controllo della donna, lei gli impedirà di uscire dalla condizione descritta. Bleger mostra infatti come l’amato diventi il “depositario” degli oggetti interni pericolosi della donna, dunque si tratta di un “depositario” e non di un Altro da sé: “Nel nostro studio sulla simbiosi ci è sembrato fondamentale distinguere fra l’oggetto ed il depositario. Uno dei tratti caratteristici della simbiosi è la coincidenza fra l’oggetto interno proeittato e il ruolo assunto dal depositario”- José Bleger, Simbiosi e Ambiguità, Editrice Lauretana 1992 pag. 86).

E’ per questo che alcuni psicanalisti descrivono tale condizione come “Indifferenziazione” più che “Narcisismo”, in quanto l’Altro non è considerato una persona “diversa” da sé e su di esso si proiettano i propri bisogni, ma d’altro canto senza la conferma da parte di quest'ultimo non si “esiste”.

Infatti anche Steinweg nota che, in fondo, chi vive tale condizione rifiuta sé stesso. “Vive la sua vita nello sforzo di ignorare i suoi affetti non vivibili o privi di significato” (Aporie dell’amore, pag. 32) e, in sintesi, non vuole entrare in contatto con l’abisso della propria inconsistenza: “Un vuoto che può risultare vertiginoso” (Ibidem, pag 31).

Invece gli altri sono diversi da noi. “L’altro è diverso, questa è la prima verità cui il soggetto che ama, tenta di corrispondere” (Ibidem, pag. 37).

O ancora: “L’incontro tra amanti articola le differenze. Non è fusione” (Ivi).

E citando Nietzsche in Umano, troppo umano: “Che altro è l’amore se non comprendere e gioire che un altro viva, agisca e senta in maniera diversa e opposta alla nostra? Per poter superare i contrasti con la gioia, l’amore non li deve né sopprimere né negare. Persino l’amore di sé contiene come presupposto la non mescolabile dualità (pluralità) in una stessa persona” (ibidem, pag 37).

Avete notato come Nietschze puntualizzi anche il vero amore di sé (che non è lo stato di indifferenziazione)?

Naturalmente l’altro non è totalmente altro. “L’eccedente, l’Altro eccedente, non è il totalmente altro, oppure è alterità senza alterità, nella misura in cui questa non contraddice la propria pensabilità” (Ibidem, pag. 41)

E l’altro esiste, ma non è ne santo né sublime. “Tale alterità non è però l’indice di una presenza quasi divina”.

Si tratta piuttosto di una complessa compartecipazione. La compartecipazione ad un confine “il quale segna una distanza che non va superata, bensì è da fare propria” (Ibidem, pag. 43)

“Gli amanti hanno in comune la condivisione di un confine che li collega, separandoli” (Ibidem pag. 96).

 

(Continua in un prossimo articolo: Immagine /realtà; Mondo Conosciuto /Sconosciuto)

 


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