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Quanto avrei voluto che tu fossi diverso

Quanto avrei voluto che tu fossi diverso Quanto avrei voluto che tu fossi diverso

Cat Person è un racconto pubblicato sul New Yorker un paio di settimane fa ed ha scatenato molte reazioni, sia favorevoli sia critiche (qui il racconto Cat-person). E' uno dei rari casi in cui la narrativa è diventata virale, considerando poi che l'autrice, Kristen Roupenian, prima dell'uscita di questo racconto era praticamente sconosciuta, il mondo intero si è chiesto che cosa ci fosse di straordinario in questa storia.

La storia è presto detta: una studentessa universitaria -che la sera lavora nel bar di un cinema- dispensando pop corn conosce un uomo un poco più "grande", 34 anni. E lei che per prima flirta con lui, finché lui le chiede il numero di telefono e cominciano a chattare. Solo dopo qualche settimana di intenso scambio messaggistico decidono di uscire insieme, dapprima al cinema, poi in un locale e infine a casa del giovane, ma la serata - almeno dal punto di vista di lei che è l'io narrante- va completamente storta. La ragazza decide di non vederlo mai più e il giovane ne rimane deluso. Fine. E dunque?

L'immagine dell'altro. Cat person significa persona amante dei gatti, Robert infatti ne parla in continuazione nella chat e, prima che entrino in casa nell'unica fatidica notte, avvertirà la ragazza della loro presenza, ma lei non li vedrà mai, arrivando a dubitare che i gatti esistano davvero in quella casa. Il titolo e la sua negazione, introducono simbolicamente uno dei temi centrali del racconto. Proiettiamo sulle persone che incontriamo le nostre aspettative, ma spesso la realtà si rivela terribilmente diversa dall' immagine che ci siamo fatti. Infatti alcune persone fingono deliberatamente ingannandoci; altre – la maggior parte – cercano di mostrarsi più presentabili di quello che sono (Robert fa l'ironico e il distaccato, la fa penare un poco prima di chiederle un appuntamento, ma in realtà è fragile e timoroso di non piacerle); a volte però capita che siamo noi a vedere –nell'altro- caratteristiche che non esistono, attribuendone infine la mancanza e relativa delusione allo stesso "Altro". Infatti dopo che Margot ha posto fine penosamente alla loro relazione, non priva di sensi di colpa, sente una certa nostalgia per Robert, non quello reale, della notte disastrosa, ma quello vagheggiato nelle settimane precedenti.

Le relazioni virtuali inducono ad abbagli ancora più grandi. Si sono sprecati i commenti su quanto le relazioni costruite tramite chat siano labili, e abbiano una buona probabilità di schiantarsi quando dalla realtà virtuale si passa a quella fisica con i suoi odori, brutture e nuda verità. Margot passa dal dichiarare al padre -che le chiede conto del suo chattare continuo tornata a casa in pausa post esami- che si tratta di un tizio che ama e vuole sposare; alla notte in cui, incredula che il suo "romance" stia crollando miseramente, incoraggia il sesso fra loro e finisce per provare un senso di disgusto per il giovane, la sua pancia pelosa e la totale rozzezza e insensibilità nei confronti del suo (di Margot) piacere. D'istinto viene da dire che anche ai tempi di Jane Austen, quando non c'erano i social network, si prendevano delle cantonate. Ma intanto all'epoca della mirabile Jane quello che dopo una breve passione "scaricava" l'amante, era lui e non certo lei. E la fervida immaginazione (di Emma, di Marianne…) era dettata dal destino femminile imperniato esclusivamente sull'istituto di (un buon) matrimonio e quindi era logico che piani e trame romantiche occupassero i pensieri delle giovani (mentre Margot studia, fa dei lavoretti serali e pensa alla sua futura vita). E –ancora- all'epoca di Austen gli incontri fisici e le comunicazioni (solo per lettera) erano complicati ed era quasi inevitabile che insorgessero equivoci.

Anche nell'epoca della comunicazione ossessiva la comunicazione fra i due sessi è ardua. Sia Robert che Margot usano strategie comunicative (pianificano se rispondere subito o un'ora dopo, messaggiano testi con punto di domanda che implicano una risposta, fanno a gara nell'uso di ironia intelligente). Lui fa lo spavaldo, quello grande e sicuro. Lei è cosciente della propria vita sessuale, ha pianificato la sua prima volta con il proprio ragazzo di allora dopo 2 anni di discussione, l'incoraggiamento della madre che l'ha portata dal ginecologo, le ha prenotato il bed & breakfast e il giorno dopo inviato una cartolina! Nonostante questa razionalità e razionalizzazione Robert e Margot non riescono mai a dirsi quello che pensano veramente. Margot farà sesso con Robert, anche se ormai non ne avrà più nessunissima voglia, con una specie di rassegnazione. Robert, alla fine, le rivelerà che era terrorizzato di non piacerle, che immaginava che tornando dai suoi si rimettesse con il ragazzo del liceo, che l'ha portata a vedere un film impegnativo (sull'Olocausto, non molto adatto ad un appuntamento romantico) immaginando che fosse una studentessa colta e snob; ma soprattutto è convinto che durante la loro sessione amorosa lei sia stata bene, ignorando clamorosamente le sensazioni della ragazza.

Perché le donne sono sempre accondiscendenti verso i desideri degli altri, mentre gli uomini fanno solo quello che li aggrada. Il racconto è stato visto soprattutto in ottica femminista, dalla parte delle donne, perché Margot non riesce a dire a Robert che no, non vuole più "farlo", che ne è disgustata. Non lo ferma perché in fondo lo aveva sollecitato lei, dopo aver bevuto tre birre, e ora teme che il ragazzo ci resti male. E non lo ferma quando lui la volta e la rivolta come fosse una bambola gonfiabile. E non ha il coraggio di contraddirlo rivelandole che no, non le è piaciuto per niente, quando lui è convinto del contrario. E non ha cuore di interrompere il flusso di messaggi gioiosi del giorno dopo, da parte di Robert, se non fosse la sua compagna di stanza a rubarle lo smartphone e scrivere al giovane, al suo posto: "Non voglio più vederti". Ed è sempre preoccupata quando Robert, tempo dopo, si aggira malinconico nel bar universitario che lei frequenta, ed è triste per il suo successivo messaggio che comincia con tono pacato, ma poi termina con "Puttana. Quanti uomini ti sei fatta?". Al contrario Robert, nella sessione amorosa, persegue il suo piacere senza minimamente sospettare che cosa passa per la testa di Margot. E questo suo "ignorare" è al tempo stesso spaventoso e "innocente" (di colui che non sa). Così come gli uomini che camminano per strada, incontrando qualcuno, non cedono mai il passo e tirano dritto, mentre le donne scartano di lato, fanno passare e -viste dall'alto- tracciano tanti piccoli cerchietti. (Considerato questo "istinto maschile", quando corro provo a non cedere il passo agli uomini che vengono in senso contrario, non mantenendo la destra ma risalendo contromano, magari per ammirare il Naviglio e praticamente sempre mi guardano stupefatti prima di scartare, a malincuore, all'ultimissimo, a volte si arrampicano sulla balaustra del Naviglio piuttosto che spostarsi dal lato della strada…).

La strada verso le relazioni reali. Eppure Robert che alterna momenti di spavalderia, ad altri di tenerezza, a quelli di pura goffaggine, da vera schiappa, alla rozzezza allucinante, suscita sentimenti appunto "alterni", non solo di disappunto, ma anche di empatia. Analogamente Margot, che è quella per cui si parteggia, suscita qualche perplessità. Fin dall'inizio si interessa a lui con alcune remore - è in sovrappeso e un po' curvo, non si farebbe vedere con lui ad un party- e poi nella serata in cui escono scopre che ha scelto un film pretenzioso, la sua auto è sporca fuori e dentro, non parla molto, è freddo, o quantomeno impacciato e riguardo alla sua casa il soggiorno è passabile (ci sono libri e dischi, quindi non sarà un orco che la rapisce…), ma la camera da letto è spoglia. E che dire del commento, mentre stanno per fare l'amore: "He looked stunned and stupid with pleasure, like a milk-drunk baby, and she thought that maybe this was what she loved most about sex".

In sintesi Kristen Roupenian ha il merito di aver descritto una relazione del nostro tempo (o almeno un tentativo di relazione) con onestà e franchezza. Questo non risolve il problema della tendenza -da sempre esistita, ma che nella nostra epoca pare sia ancora più pervasiva- di scambiare per amore la nostra proiezione narcisistica sull'Altro; ma forse rendercene conto è un primo passo.


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