Il tuo browser non supporta JavaScript!

Introduzione a INQUIETUDINI di F. Correggia

Introduzione a INQUIETUDINI di F. Correggia Introduzione a INQUIETUDINI di F. Correggia
Inquietudini
autori: Francesco Correggia
formato: Libro
prezzo:
€ 18,00
vai alla scheda »
Il libro è una riflessione intorno all’inquietudine e alla nuova melanconia. La nozione di vita così come la vediamo declinarsi oggi, cioè non una vita vissuta ma una vita in generale, è percepita come un fatto scientifico che non ha alcun rapporto con l’esperienza di ogni singolo essere vivente. Siamo dominati da un capitalismo finanziario che non ha precedenti. Lo stesso linguaggio è costretto a cedere. Anche la nostra vita intima e interiore circola in una dimensione estranea che deve essere condivisa, supportata dai media, apparire in contesti sempre più ampi. La perdita di orizzonte e quindi di mondo è accompagnata da uno svuotamento di ogni senso. Siamo stati inghiottiti da una specie di sublimità mediale, finanziaria e tecnologica. Viviamo in un territorio espanso dalle reti, dal Web. I flussi corporei circolano senza corpi. La grande spettacolarizzazione si è realizzata e assume forme di inaudita violenza. Insieme ad essa sono apparse la volgarità, la prepotenza, il lusso arrogante. È solo un’illusione pensare di essere anche noi partecipi di questo spettacolo, in realtà siamo degli spettatori acritici, sudditi e sottomessi.  Purtroppo sembra essere solo la ricchezza l’aspirazione degli uomini. Ma la realtà è ben diversa. Ognuno di noi sente dentro di sé balenare una possibilità e un modo diverso di essere nel mondo e di superare l’opacità della vita. Questa idea di sentirsi inappropriati pur essendo soggetti partecipi e vivi sembra esprimersi ormai solo clandestinamente e cioè cercando rifugio nella solitudine, nel proprio sé mentre la necessità di riallacciare il rapporto fra vita e politica si fa più urgente. I disastri a cui assistiamo impotenti non solo ci inquietano ma ci fanno riflettere, pensare. Al contempo l’arte e la scrittura hanno lasciato ogni forma di autonomia rispetto al denaro e allo strapotere finanziario politico. Non solo ma esse hanno abbandonato ciò cui aspiravano, la verità, l’amore, la giustizia, il corpo. Ma è proprio il potere politico a perdere i corpi, non avendo altro oggetto che la sua vita vegetativa. Ed è qui che risiede la cifra della verità che ora si presenta come a sollecitarci ad una maggiore attenzione, ad una scoperta, ad un ripensamento. Nel fallimento della politica e delle sue menzogne avviene qualcosa di inaspettato; al fatalismo che condiziona le nostre libertà si sostituisce una specie di dissenso che nasce dalla distanza con cui ora possiamo leggere e osservare il mondo. Questo libro è anche un omaggio alla distanza che origina proprio dal senso di svuotamento, di smarrimento, di scoramento esistenziale di cui siamo in ostaggio. Essa vuol dire anche liberazione dal dominio dei sensi, dai meccanismi di seduzione istituzionalizzati. Una crisi interminabile sembra impossessarsi di noi, una crisi che investe lo stesso linguaggio, le sue forme, la lingua, le parole che usiamo, la loro semantica. Linguaggio, denaro, politica ed arte sembrano intrecciarsi reprimendo qualsiasi forma di dissenso anche quello più autentico che viene subito inglobato nei sistemi misti della rappresentazione mediale finendo per esaurire la sua portata critica e culturale. Bisogna dunque non solo cambiare vita ma soprattutto espressioni, logiche di appartenenza esauste, farsi portatori di luce ovunque sia necessario, senza per questo divenir santi. Sì, ma come fare per abbandonare consuetudini, convenzioni, mentalità, percezioni? Qui l’arte ha una funzione importante di rigenerazione e possibilità. Tuttavia occorrerebbe portare l’etica nella politica e nel quotidiano ma è proprio qui che la politica fallisce miseramente ed è costretta ad abdicare essendo in balìa della cristallizzazione della cultura, della globalizzazione finanziaria, dello strapotere istituzionalizzato. In questi che chiamiamo angoli di inquietudini, di risvolti amari eppure carichi di energie che certo non esauriscono del tutto le problematiche affrontate, l’esperienza della malinconia e con essa l’inquietudine che la produce vivono una nuova stagione. Forse bisogna ripartire dall’insensatezza del mondo, da questo senso di svuotamento che ci attraversa per tornare a pensare. La malinconia di cui si scrive in questo libro è diversa da quella antica e non ha niente a che fare con la depressione contemporanea. È l’arte a entrare in merito per prima sulle questioni che sono essenziali e lo fa interrogandosi sul senso del proprio agire, non nella prospettiva degli anni sessanta e settanta di una ribellione a volte accademica e scontata, ma in una dimensione nuova, interrogante la storia. È il tempo dove l’arte pone se stessa non solo come rottura, ma come possibile soluzione, momento di fusione tra dolore e potenza dell’essere, come lettura della nostra storia attuale, lettura del mondo, dell’essere con il mondo, con ciò che è presente.

Inserisci un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati con un asterisco*

Inserire il codice per il download.

Inserire il codice per attivare il servizio.